Tendenzialmente…”opposti”

Facciamo parte di un mondo “global”, ormai siamo anche stufi di sentircelo dire: ciò che va di moda a New York ha lo stesso identico successo in Cina; la moda presentata alle ultime collezioni la ritroveremo per le strade di Milano, di Parigi e di  Shangai, senza differenze.
Un po’ spaventa il fatto che le diversità, caratteristica di attrattiva e curiosità, vada persa,  l’omologazione spinga a volersi confondere senza differenza tra Stati e addirittura Continenti, ma era un passaggio inevitabile da passare, con la tecnologia che avanza e che accorcia sempre di più le distanze tra paesi e soprattutto popoli.

E allora come si spiega che nello stesso stato, cambiando solo città siano evidenti tendenze e mode diverse tra loro?
Proviamo a fare un tour virtuale, in cui sarò il vostro Virgilio!
Si parte da Milano: città fashion per eccellenza, è qui che risiede il vero quadrilatero della moda, sia per l’Italia che per l’Europa. Via Montenapoleone ore 08.00: tacco 15, gambe scoperte e abbronzate, micro vestitini in stile bon-ton, si alternano a tailleur dal taglio maschile portati a  contrasto con accessori dal gusto femminile: bracciali importanti, borse con pietre applicate e decollete con zeppe e plateau. Su tutte svettano capelli raccolti in perfetti chignon e occhialoni da sole anni ’60.
L’uomo è elegante con dettagli sportivi, il pantalone è a sigaretta in toni chiari, la camicia è d’obbligo con le iniziali (assolutamente out ricamarle sul colletto!) e la giacca in tessuto hi-tech smorza i toni e le intenzioni. Il mocassino in colori scuri è il preferito della stagione primavera-estate.

Spostandoci in zone anche meno “impegnative” cambia il target, ma non la storia: jeans attillati e con particolari vintage per le ragazze e capelli lunghi e jeans dall’orlo strettissimo per i maschietti.
L’accessorio fondamentale per entrambi i sessi sono gli occhiali: Ray-Ban, Gucci, modelli  dalle forme un po’ retro, fondamentale che siano di marca.

Tendenze sempre seguite fino al dettaglio, dove dopo una stagione l’armadio è completamente da rinnovare. Personaggi che sembrano appena usciti dalle riviste di moda. Un po’ troppo.

Riprendiamo il nostro viaggio e iniziamo a percorrere il centro del nostro Bel paese: ed ecco Firenze, luogo che trasuda arte ed eleganza che si riflette anche su le persone che tutti i giorni percorrono  via Torna buoni, vetrina dei marchi più prestigiosi. Denim total white, con mocassini  molto femminili per lei, che si sposta nel piccolo centro della città con la bicicletta.
Camicie di lino dai colori chiari per lui, per risultare sempre elegante e sopportare l’asfissiante calura estiva di Firenze.
Anche i teen-ager mescolano pezzi tra di loro: magliette attillate anche per i boys ma con sneackers colorate e maschili; hot-pants e ballerine per le ragazze, con la borsa Chanel con tracolla a catena rubata dal guardaroba della mamma.

L’insieme risulta elegante a mai volgare, ma forse non si osa abbastanza.

Ed eccoci a Roma. Capitale e Caput Mundi per i suoi abitanti: qui è facile incontare la vera fashion victim che fa shopping in via del Babuino, elegante e raffinata, in compagni del figlio che si presenta con occhiali dalle lenti esasperate, e che del logo ha fatto una scelta di vita (capeggia su maglia, pantalone, cintura e scarpe).

L’eccesso, peculiarità romana, si riflette anche nel modo di abbigliarsi che rafforza l’unicità di questo popolo.

A cosa è servito questo viaggio? A farvi rendere conto che anche se i media e i canali di comunicazione, portano ad una globalizzazione mondiale, la realtà-e il bello permettetelo di dirlo- è che le caratteristiche ambientali e sociali fanno ancora la differenza. Almeno per un po’!

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Pitti week!

Questa è la settimana della moda a Firenze. Mai come in questi cinque giorni, Firenze si trasforma, diventando la capitale della moda dove il fashion system che conta, presenzia la fiera e i tantissimi eventi, organizzati nelle location più suggestive della città.

Pitti si conferma l’evento leader tra quelli dedicati alle tendenze della moda maschile a alla presentazione delle sue collezioni. Buyers di tutto il mondo si danno appuntamento per questa 5 giorni dove i marchi più prestigiosi presentano le loro collezioni, con allestimenti sempre molto originali, scelte estetiche curate nei minimi dettagli e la splendida cornice di Firenze a ingentilire l’evento.

Ecco un pò di numeri: l’edizione di quest’anno vede l’esposizione di ben 972 marchi un record assoluto che in tempi economici cosi delicati non è da sottovalutare, 1074 collezioni presentate (il 33% provenienti dall’estero) e 30mila visitatori e 20mila buyers attesi, questo è il Pitti della ripresa che vede nuovi compratori dagli Stati Uniti, Asia ed Est Europa.

Gli ingredienti fondamentali che hanno permesso di scongiurare la crisi, sono stati l’investimento in in nuove tecnologie e giovani leve che hanno ridato linfa vitale ad una filiera messa in ginocchio dalla crisi mondiale dell’ultimo anno.

Il fil rouge di questa edizione è “Design Watching” e tra gli eventi più interessante c’è da sottolineare My Factory spazio creativo per dare sfogo all’estro di giovani talenti nel campo della moda, musica e grafica.

Anche quest’anno, l’evento vede la partecipazione di numerosi V.I.P. tra cui i naufraghi dell’isola dei famosi, Daniele Battaglia e Claudia Galante con la conduttrice-imprenditrice Simona Ventura (presenta la nuova collezione delle sue tute in ciniglia) ma anche Elisabetta Gregoraci per Fred Mello e Christian De Sica.

Non resta altro che dire…buon Pitti a tutti!

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Le nuove icone del fashion system

Sono finiti i tempi in cui giornaliste agguerrite facevano tremare gli stilisti e dettavano legge nel fashion system. Non c’è Anne Wintour che tenga ormai, le vere protagoniste dello scintillante mondo della moda e dello shopping sono loro: le BLOGGER! Giovani, carine e fashion victim dichiarate.

Cresciute a latte e sfilate, hanno affinato le armi e ora sui loro blogger influenzano gli acquisti di chi, quei blog, li legge e li consulta come fossero una Bibbia del fashion.

Non c’è da meravigliarsi quindi, se abbiamo iniziato a notarle e  riconoscerle nelle prime file delle sfilate dei più importanti stilisti.
Alcune saranno meteore, altre invece hanno già stuoli di fans e un identità forte e consolidata.
Queste ragazze divenute celebri grazie al web, hanno creato i loro blog che aggiornano con frequenza giornaliera pubblicando articoli e mostrando i loro outfit tramite foto e raccontando spaccati della loro quotidianità naturalmente a “passo di moda”.

Un fenomeno che ha preso campo in tutto il mondo, ma che vede in testa le francesi tanto per confermare i luoghi comuni!
In Italia, le fashion blog non mancano, essendo la nostra una terra di poeti, navigatori e..sarti e gli eventi legati alla moda sono molti. E già si fa strada Chiara Ferragni, in arte the Blonde Salad, alta bionda esile che dal suo blog detta tendenze e  must stagionali e ciò che è IN e OUT; coccolata dagli stilisti sentiremo a lungo parlare di lei.

I blog come nuova frontiera di comunicazione? Le blogger come giornaliste e stylist?
L’analisi è su un fenomeno del tutto spontaneo, nato e diffusosi in tutto il mondo che è completamente estraneo alle dinamiche del business della moda.
Le giornaliste che scrivono su le più importanti testate, hanno i loro tornaconto e di certo non seguono il loro gusto personale!
È tutta una questione di favori e di “regali”, mentre il blog è una terra (per adesso!) neutra, incorruttibile dove ognuno può scegliere e dichiarare ciò che vuole.

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Cartoon, comics, anime: everywhere!

Ovunque. Li avrete già visti dappertutto. Si tratta delle immagini dei cartoon, dei fumetti, delle anime giapponesi che imperversano ovunque. Accessori, abbigliamento, nulla è stato risparmiato, sono onnipresenti. E non è una moda che coinvolge solo le più giovani, bensì un trend adottato anche dalle signore pù attempate, che con un tocco di ironia fanno un tuffo nella loro infanzia e poi ritornano. Sempre simpatiche e colorate, le stampe con le forme più varie popolano ogni giorno di più armadi e occasioni mondane.

I grandi marchi infatti hanno compreso la portata di questa risorsa e fanno a gara per acquistare i diritti per realizzare t-shirt, borse, wallets griffati con i loro brand ma arricchiti da immagini realizzate da illustratori e disegnatori famosi internazionalmente. Se prima c’era solo Disney famoso in tutto il mondo, oggi la cultura manga ha varcato i cancelli del Sol Levante per dettare legge incontrastata. Protagonisti di fumetti o di cartoni animati non fa differenza, il bello è sfoggiare universi nuovi e alternativi che rimandano a storie e intrecci che chiunque vorrebbe vivere.

Esempio più famoso di tutti per intenderci quel gattino che ormai riconosciamo dappertutto, non solo sui zainetti e i quaderni delle bambine: si tratta di Hello Kitty, così pervasivo che è divenuto quasi un’ossessione, nel bene e nel male. Il colosso della moda H&M produce tutta una serie di accessori logati con il micio, e Tokidoki, altro nome trendy di questi tempi, ha fatto sposare il proprio immaginario con quello di Kitty, unendo le due realtà visive in creazioni uniche.

L’elenco di esempi è potenzialmente infinito, e il giro di soldi alimentato da questa trovata altrettanto vasto. La carta vincente è sicuramente quella di giocare sulla fantasia, il divertissment, e il messaggio umoristico legato a questi personaggi accattivanti e esteticamente buffi da vedere. E la portabilità, anche sotto una giacca elegante, o un bel tacco con i sacri jeans, è comunque sempre assicurata, con un pizzico di malizia per giunta, da lolita intrigante.

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Ritorno agli anni 80

Se è vero, soprattutto nella moda, che ormai più nulla si crea ma che tutto si trasforma, diamo il bentornato ai mitici anni 80. Le prime a sfoderare mise revival sono state le protagoniste della musica pop, ma non solamente. Già per le strade delle grandi metropoli un’ondata di ritorno era percepibile addosso alle vesti di signorine all’avanguardia e donne dal gusto glam. Anzitutto ecco riapparire i colori fluo e gli accessori in plastica. Calze strappate o decorate ad arte, gioielli in plexiglass e magliette dai tagli irregolari, sono solo l’apice di una tendenza che ha dettato legge e che la detta per la sua forte carica sexy e la volontà di libertà.

Anche i tagli dei capelli seguono lo stesso mood. Basta bamboline college ordinate e imbellettate, ciuffi spettinati o tagli arditi sono ciò che più si adatta con uno stile disordinato ma cool. Le tinte non sono più uniformi, e ciocche di colore dall’eco punk si diffondono a macchia d’olio. Il trucco, deciso e curato, evidenzia gli occhi con eyeliner colorati e nunances fluo come quelle degli abiti.

I riferimenti sono proprio quelli dell’arte Pop, ma in una rivisitazione in chiave Punk/Rock che rende la donna estremamamente accattivante e sicura di sè. Le stesse spalline riacquistano consistenza una volta rinforzate e geometrizzate, quasi a rimarcare questa ritrovata forza, e i tacchi, inutile dirlo, sono vertiginosi e importanti. Unghie rigorosamente laccate, pantaloni ancora aderenti e lucidi, insomma, tutto quello che funziona in una serata alternativa in discoteca.

Come in ogni buona tendenza che si rispetti i must sono i particolari in evidenza: occhiali da sole onnipresenti, sticker e pins ovunque, e orologi bombati e iridescenti.

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Un classico moderno: la giacca di pelle da uomo

“Cosa mi metto?” sembra essere un interrogativo formulato solo dalle donne ma in realtà sono molti gli uomini che si pongono la fatidica domanda. Ebbene, ora che il sole non si è ancora deciso a spuntare e a riscaldare le nostre città, abbiamo ancora un po’ di tempo per affrontare la bella stagione con il look giusto, prevenendo strafalcioni di stile e ricordandoci che il buon gusto e l’equilibrio sono la regola fondamentale per un outfit giusto.

Questa volta però non mi rivolgerò alle donne, bensì agli uomini. Si pensa, spesso a torto, che l’argomento moda sembri interessare solo una piccola parte dell’universo maschile, ma la realtà è ben diversa. È sempre maggiore infatti l’attenzione che gli uomini pongono alle proposte degli stilisti e alla cura del proprio stile. Quindi questo articolo è idealmente rivolto a coloro i quali ancora non hanno le idee ben chiare su cosa è più o meno “giusto” indossare al momento.

Anche se a volte audaci ed esasperate- le proposte degli stilisti possono guidarci quantomeno nella scelta dei colori in voga e suggerici anche un’idea in più per personalizzare il nostro stile.

Per chi avesse nostalgia della giacca di pelle ma volesse scongiurare l’effetto “bullo di periferia” o “chiodo alla Fonzie”, gli stilisti propongono per la PE10 interessanti variazioni, per colori e interpretazioni, dell’intramontabile capo casual.

Dalla versione “giaccone” doppiopetto con tasche grandi proposto da Burberry a quella più classica ma tremendamente casual chic di Iceberg, o ancora dal chiodo abbottonato solo in vita di Dirk Bikkembergs, la giacca in pelle rivive in mille combinazioni diverse, strizzando l’occhio alla declinazione “capo spalla” o al classico chiodo, portando però con sé la versatilità richiesta oggi ad un capo d’abbigliamento.

Frankie Morello la fa senza bottoni, leggermente sciancrata e color cuoio, aperta su una polo bianca per un look sportivo ma curato. Ma anche in stile cavallerizzo, marrone bordeaux con revers stretti e bretelle incorporate, per l’uomo che non rinuncia a un tocco originale ed elegante anche nell’abbigliamento sportivo.

Un taglio sapiente per le giacche, e nella fattispecie per quelle di pelle, è d’importanza fondamentale, in quanto il cosiddetto “drop” (il rapporto tra larghezza del torace e punto vita) rivela subito se la giacca che indossiamo ci dona o meno. Quindi attenzione al taglio e al dettaglio, che davvero possono fare la differenza.

La giacca di pelle può essere abbinata a un look più classico, sdrammatizzandolo, ma anche ad uno più sportivo rendendolo più accattivante e ricercato. Sono chiaramente sconsigliati “match” con canottiera (l’uso di quest’ultima è da riservarsi per la spiaggia, ma solo se i bicipiti sono in forma!) e abito formale, ma qui il senso dell’equilibrio e del buon gusto dovrebbe evitare simili accostamenti.

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W les parisiennes!

Dopo essere state chiuse in cappotti e piumini pesantissimi per tutto l’inverno è arrivato il momento di rinnovare gli armadi! Nonostante la primavera non si decida ancora a fare il suo ingresso definitivo, a molte viene già la voglia di vacanza e di scoprirsi un po’ osando fin da subito con hot pants e microdress e come sempre in ogni stagione  non mancano le ispirazioni dal mondo dell’alta moda e delle ultime sfilate.

Allora non può, anzi non possono mancare nel nostro armadio tante, tantissime calze. Semplicemente indispensabili per molte donne e un fastidio per altre, sono  ritenute molto femminili dagli uomini. Semplici calzini alla caviglia, di cotone, colorati, oppure gambaletti sotto al ginocchio come una piccola lolita. Magari abbinate ad una gonna a vita altissima o a pantaloncini cortissimi. Ma la vera moda di questa primavera-estate saranno le parigine, le calze sopra al ginocchio che abbiamo visto praticamente in tutte le più famose passerelle del mondo.  Le donne apprezzano, e gli uomini non disdegnano questo ritorno alla donna un po’ bon ton dei giorni nostri.  Sì perché dopo aver rielaborato praticamente tutte le tendenze del passato, dagli anni Cinquanta, fino agli ultimi approcci revival anni Ottanta che hanno privilegiato borchie praticamente ovunque, giubbotti di pelle stile hard rock, anfibi pesanti e alquanto poco femminili, era arrivato il momento di tornare ad uno stile meno aggressivo e più chic.

Naturalmente il look da ragazza acqua e sapone deve essere sempre creato con un po’ di fantasia, abbinando colori sgargianti e fantasie floreali, cerchietti e borse a tracolla che fanno l’effetto scolaretta ma sono molto in voga. Completano il tutto  le immancabili parigine e, ovviamente, le scarpe. Chiuse, aperte, senza tacco o altissime sono le scarpe, croce e delizia femminile, a dare un tocco in più alla mise.

Un look adatto più alle giovanissime, penseranno in molte, invece con gli abbinamenti giusti si può essere eleganti anche con qualche anno in più, perché ciò che conta, come sempre è non voler esagerare.

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Oh my Clogs!

Care ragazze, pensavate che con l’avvento delle Crocs la tematica “zoccoli” fosse esaurita? Invece no, preparatevi al nuovo must have di stagione: i Clogs!

Se ad alcune la cacofonica parola evoca poco o niente, niente paura, basta pensare ai simpatici zoccoli in legno indossati in Olanda, immaginarseli in chiave fashion- ci vuole un po’ di fantasia- et voilà, la tendenza PE 10 è servita!

Dal tacco più o meno alto o con la zeppa, tallone scoperto e borchie impunturate ai lati, ce n’è per tutti i “gusti”, o almeno per le vere fashion addicted che non si fermano davanti a niente.

Da Chanel a Louis Vuitton passando per Ralph Lauren, le passerelle si sono distinte per i passi tutt’altro che leggeri! Inutile dire che la grazia nel passo, l’abilità di indossare i tacchi e una buona dose di equilibrio sono requisiti fondamentali per sfoggiare l’ultimo trend del momento.

Qualcuna di noi se lo ricorderà, negli anni 90 zeppe e Clogs avevano fatto il loro ingresso nei negozi e- disgraziatamente- anche nei nostri armadi. Possiamo essere perdonate, anche perché non avevamo più di 15 anni, le cantanti del momento erano le Spice Girls e noi probabilmente eravamo ancora incapaci di intendere cosa fosse davvero il cattivo gusto. Poi le declinazioni fashion di Karl Lagerfeld per Chanel ancora non sapevamo cosa fossero, quindi tutto sommato eravamo solo teen agers sprovvedute, senza guru da seguire nel fashion system e come “unico faro” d’ispirazione telefilm americani e girl-band di dubbio gusto. Questo, un tempo. Ma ora? Ora dovremmo avere i rudimenti per capire cosa è indossabile e cosa è bene rimanga un solco sulle passerelle, o al massimo appannaggio delle più stravaganti P.R, modelle e attrici famose. Tra le poche che può permettersi d’indossarli c’è la it-girl inglese Alexa Chung, ma addosso a lei qualunque cosa riuscirebbe a diventare “desiderabile”!

Se comunque non riuscite a rinunciare all’ultima proposta delle passerelle, evitate almeno l’effetto “disposta a tutto pur di essere fashion”, lasciando sui costosissimi scaffali delle boutique i Clogs dalle applicazioni più audaci come la proposta di Louis Vuitton in passerella: tacco a rocchetto e ciuffo frisè di peli bianchi o quelli di Karl Lagerfeld per Chanel: ricami, fiori applicati e pon pon, prediligendo invece quelli più basic, e sicuramente più cheap, di Zara: una tinta unita beige, tacco alto ma non troppo sembra essere il modo migliore per non farsi mancare nel guardaroba l’ultimo trend di stagione!

Come sempre, gli stilisti hanno il compito di liberare la propria creatività creando e suggerendo stili e modi nuovi d’indossare un capo. La domanda che resta però è se questo particolare tipo di calzature riuscirà a trovare delle vere “followers” entrando così, piano piano, nei guardaroba anche delle più reticenti o se invece rimarrà una fugace incursione fashion pronta a svanire al primo paio di decolletè con stiletto.

Come sempre, ai posteri l’ardua-e audace- sentenza: riuscirà a imporsi il buon gusto alle proposte estreme e provocatorie degli stilisti?

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Responsabilmente di moda

Può la moda, fenomeno effimero per eccellenza, farsi portatrice di valori “altri”, che vadano al di là del gusto del bello, della ricercatezza delle forme, dei tessuti, dei tagli? Può la moda, attraverso i designer per primi e i consumatori poi, legare il valore di un abito al valore “sociale” di questo? Si, può.
Da qualche tempo e sempre con maggiore impatto si sta affermando il filone della “moda responsabile”.

Dapprima considerata appannaggio dei consumatori più radical, oggi invece obiettivo dei designer più vicini al valore del rispetto dell’ambiente ed anche ai bisogni dei consumatori più attenti, la moda responsabile sta ampliando i suoi orizzonti e trovando sempre più seguito.
Quando si dice “responsabile” si parla di una moda che rispetta l’ambiente attraverso l’impiego di filati non trattati con pesticidi chimici, ma anche che rispetta il lavoro dell’uomo, garantendo giuste paghe a quei lavoratori che producono per aziende che delocalizzano le produzioni nei paesi dove la manodopera costa pochissimo.
E’ da considerarsi “responsabile” anche la moda vintage perché comprare abiti usati, ancor meglio se di stilisti importanti che hanno fatto la storia della moda, da Chanel a Versace, da Fendi a Ferragamo, permette sia di dare nuova vita a capi che altrimenti sarebbero buttati ma anche di ridurre, per quel che si può, l’impatto degli abiti provenienti dal fast fashion e quindi di una mole considerevole di tessuti di bassissima qualità, che hanno un ciclo di vita molto breve.
A favore delle grandi catene del fashion- come Zara ed H&M, ad esempio- c’è lo sviluppo di linee di magliette ed abiti in cotone organico . L’intenzione è buona, la qualità non si sa ma certamente la moda “democratica” può aiutare a veicolare il messaggio che ognuno di noi, attraverso l’acquisto può aiutare l’ambiente ed essere, sul lungo raggio, protagonista di un cambiamento auspicabile.

Ridurre responsabilmente quindi ma anche pensare che con il nostro acquisto compiamo un’azione ben precisa: scegliamo. Scegliamo da che parte stare, attraverso gli abiti, da sempre: pantaloni a zampa d’elefante e zeppe ai piedi, camicie flower power e jeans attillatissimi hanno gridato al mondo la rivoluzione sociale dei giovani degli anni 70, le Timberland e i piumini Moncler hanno immortalato la “generazione anni 80” e così via, perché la verità è che l’abito fa il monaco, eccome. E molti stilisti stanno capendo che la tendenza è “green”, che un abito in cotone naturale o in rafia, cucito con tessuti o monili africani è un arricchimento sia per il valore sociale che porta in se’ sia perché aiuta a valorizzare il “saper fare” di culture antiche e diverse dalle nostre.

Stella McCartney l’ha capito e i suoi abiti in tessuto naturale sono un esempio di come l’alta moda stia raccogliendo la sfida della responsabilità; ma anche l’italiana Ilaria Venturini Fendi, grazie alla creazione di “Carmina Campus“, progetto che crea accessori ed elementi d’arredo partendo da tessuti di scarto dando loro nuova vita, sta dando linfa e visibilità alla moda responsabile e a quel consumatore curioso, interessato e attento che facendo una passeggiata tra le vie della città eterna entra in boutique e fa una scelta di indiscutibile valore, sia per l’uomo che per l’ambiente.

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Il ritorno della zeppa

Timidamente già presente l’anno scorso ai piedi delle più audaci, quest’anno le cosi dette zeppe in sughero, rubano “la scena” a qualsiasi altro tipo calzatura. La loro versatilità, convince anche le acquirenti più scettiche, perché le forme, i materiali e i colori utilizzati sono davvero tanti. Già note negli anni Trenta, la zeppa aveva fatto furore ai piedi dell’attrice Carmen Miranda, che li utilizzava per slanciare l’esile figura. Proposte con la suola in sughero o di legno, il periodo bellico vide la loro maggiore diffusione, ma nel dopoguerra il New-look impose nuove tendenze, dobbiamo quindi aspettare la fine degli anni Sessanta per rivedere gli zatteroni tornare di moda.

Rilanciati da Roger Viver e Vivienne Westwood, ebbero il loro boom negli anni Settanta, periodo dove la moda proposta vedeva “l’esasperazione” di pantaloni a zampa d’elefante e gonnelloni a stampe che supportati da zeppe alte fino ai 15 cm, slanciavano le figure sie maschili che femminili. Già, perché la sostanziale differenza rispetto ai decenni precedenti, vede l’utilizzo degli zatteroni anche da parte degli uomini; Elton John e David Bowie su tutti, ma chi non ha impresso nella mente il gruppo dei Cugini di Campagna che “ostinatamente” ci propongono zeppe e zatteroni ancora oggi?

Nel corso dei decenni, queste calzature hanno subito modifiche e trasformazioni, adattandosi alle mode del periodo. Negli anni Novanta per esempio, con l’uscita del film “Evita”, Madonna ripropone la classica scarpa con zeppa degli anni Trenta e Quaranta e in concomitanza il gruppo inglese delle Spice Girls indossa le sneakers con zeppa adatte ad un pubblico di giovanissime.

Il plateau ovvero la forma pari della zeppa, aiuta le meno fortunate in altezza e allo stesso tempo non ha la scomodità del classico stiletto che costringe il piede in posizioni poco naturali.

Le proposte per l‘estate 2010 sono davvero molteplici e accattivanti: si va dalla semplice zeppa in sughero con lacci in pelle e in vernice, a modelli più ricercati con ricami e inserimento di strass e perline a forme più eleganti con pietre e Swarovsky che regalano al piede un tocco di importanza e unicità.

Questo tipo di calzatura, ha influenzato anche l’abbigliamento, ecco quindi il ritorno del jeans a campana e di abiti gipsy dalle stampe floreali accese, che ben si coniugano con modelli di scarpa alti e imponenti.

Il vintage ci ripropone vecchi modelli delle mamme, ora indossate anche dalle figlie, finalmente quindi una scarpa che mette d’accordo proprio tutte e non scontenta nessuna!

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