Archivio per novembre 2009

Trench: dalla trincea ad Internet

Pochissimo tempo fa parlavamo del ritorno del military chic, retaggio degli anni ‘80 quando le bellicose vicende del Vietnam e similari venivano esorcizzate dalla frivolezza della moda. Stile militare, dunque, che si rende visibile oltre che ad accessori, abiti e scarpe, anche dal cappotto più in voga nei mesi autunnali: il trench.

Nato dall’imitazione dell’impermeabile con cintura dato in dotazione all’esercito inglese, il suo nome deriva appunto da “trench coat”, letteralmente “cappotto da trincea”. Ha precise caratteristiche: tessuto in gabardine, sottogola, allacciatura a doppiopetto, mantella sulle spalle, maniche stringibili intorno ai polsi e lungo spacco posteriore chiudibile da un bottone.
Dopo la Prima Guerra mondiale, il trench entra nei negozi e comincia ad essere acquistato dalla gente comune sia per motivi di praticità che per quelli di costo: il trench, infatti, aveva un prezzo più abbordabile di un cappotto.

Manterrà a lungo il suo valore simbolico militare per diventare un capo di tendenza soprattutto dopo che molti attori lo indossarono nelle loro pellicole: fu lanciato da Humphrey Bogart in Casablanca diventando ben presto protagonista in ogni film noir. Nell’immaginario collettivo, in seguito, diventa più sofisticato e ultrachic passando attraverso la letteratura gialla e thriller (dal Tenente Sheridan al Tenente Colombo); per arrivare ai giorni nostri, in cui è indossato da chiunque, dai più giovani ai meno giovani, dall’artista all’uomo d’affari.

I trench di BurberryLa paternità del trench sembra appartenere a Thomas Burberry, fondatore dell’omonima casa di moda, a cui nel 1901 venne commissionato dal Ministro della Guerra inglese il compito di produrre un capo a metà strada tra l’impermeabile tradizionale e il cappotto d’ordinanza.
Burberry crea, dunque, un capo unico che ha fatto la storia della moda. Il merito di tutto questo è, forse, della maison stessa che ha saputo negli anni apportarne le giuste modifiche per renderlo sempre capace di sottostare alle mutevolezze della modernità.

Nel 2009, addirittura, Burberry attua una nuova strategia per rendere il trench protagonista del web: nasce, infatti, “The Art of Trench”, una vera e propria piattaforma digitale dove gli utenti possono mettere in mostra il proprio trench Burberry condividendolo con gli altri. Il progetto è frutto della collaborazione tra Burberry e curatori di immagine leaders nel mondo. All’interno è possibile scambiarsi commenti e ottenere informazioni utili all’acquisto. Burberry invita tutti a inviare le proprie immagini e quelli degli amici che indossano un trench di loro produzione.

Un’iniziativa che sta al passo con la contemporaneità, rendendo il trench un must per ogni target di persona.

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Stivali che passione

Di grande effetto lo scorso inverno, gli stivali non hanno visto alcuna crisi neanche questa estate e nelle collezioni autunno inverno 2009-2010 tornano più forti e seducenti che mai.
Li abbiamo amati di camoscio con la pianta a punta e il tacco sottile e basso lo scorso inverno, ne siamo stati entusiasti quando li abbiamo visti aperti e leggeri dalla primavera in poi. E siamo felici ed orgogliose di ritrovarceli farciti di morbido pelouche questo autunno.

Stivali che passioneMa perché lo stivale non passa mai di moda? Perché è sempre attuale? Apprezzato?
Probabilmente proprio perché attualmente è l’unico elemento di abbigliamento che riesce a viaggiare di stagione in stagione riproponendosi sempre uguale a se stesso eppure sempre così nuovo ed originale.

Qualcuno sostiene che l’amore spropositato del pubblico per gli stivali derivi fondamentalmente da un discorso di tipo psicologico, secondo costoro infatti gli stivali interpretano ed in qualche modo impongono l’autorevolezza di chi li indossa: basti comparare la moda di oggi con tutto il lasso storico dove lo stivale era ad unico appannaggio del sesso maschile (gli stivali per donna cominciano a diffondersi soltanto nell’800), per non parlare dell’utilizzo ancora oggi, puro o sotto forma di anfibio, dello stivale nella maggior parte delle divise istituzionali.

In ogni caso è dagli anni ‘60 che gli stilisti, con il graduale accorciamento della gonna, cominciano a sbizzarrirsi su forme colori e materiali, procedimento che trasforma gradualmente lo stivale da semplice accessorio a elementi fondamentali dell’abbigliamento.
Qualche altro, meno legato a motivazioni storiche e più propenso ad una visione prettamente “modaiola” allude alla praticità di utilizzo, almeno nei modelli con materiali impermeabili o senza tacchi vertiginosi, ed al loro potere di nascondere ed allo stesso tempo slanciare le gambe sotto le minigonne o gli shorts per esempio, o anche per le più malinconiche, per utilizzarli sotto ampie gonne lunghe, come si faceva qualche generazione fa.

Quale che sia la soluzione giusta, sempre ammesso che una esista, non c’è fine alla creatività di cui lo stivale è ancora oggi vittima illustre.

Queste scarpe vengono proposte in decine di suite diverse che le differenziano con una lunga serie di parametri e combinazioni: per lunghezza per esempio, (al polpaccio, alla caviglia, al ginocchio o oltre), o per il materiale con cui vengono fabbricati (tela, stoffa, gomma, plastica, pelle, materiali sintetici), per il tipo di pianta (a punta, arrotondata, quadrata, anche ad apertura stile sandalo), o per gli elementi ivi applicati (strass, paillette, bijoux di plastica, fibbie, corde a chiusura, stringhe o, come ha proposto Prada quest anno,addirittura con una sorta di giarrettiera da applicare alla gamba nuda), o anche per la forma e la lavorazione del tacco, ove esiste (a spillo, a zeppa, spesso si tratta di vere e proprie sculture in miniatura) e tanto tanto altro.

Insomma, non c’è limite alla fantasia.

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La nuova Military Girl

C’è già chi inneggia ad un ritorno modaiolo agli anni ‘80 quando la guerra in Vietnam ed altri tristi episodi bellici venivano esorcizzati dai giovani del tempo con lo stile militare; quando le ragazzine facevano la corsa ai mercatini per trovare i giubbotti e gli anfibi ed abbinarli alle mini ed alle calze colorate.

La macchia verdone scuro si riempiva quindi di coriandoli di mille sfumature, e diventava una parte del tutto, integrata in un sistema di accessori e colori ove non riusciva a dominare e dove l’inventiva personale di applicazioni di fiori o di clips alleggeriva con un effetto brioso la portata del capo militare. Era un modo quello, gioioso e vitale, per dimostrare la resistenza di buoni sentimento nonostante tragedie come la guerra e per convincere il mondo che davvero si potessero “mettere i fiori nei cannoni”.

Quest’anno lo stile militare torna sulle passerelle, con i suoi colori ed i suoi tagli, ma non si tratta di un semplice ricorso storico, oggi il militare per fare tendenza punta in alto.
Le modelle delle sfilate autunno-inverno 2009-2010 non si vestono di casacconi informi e scarselle, ma prendono in prestito lo stile altezzoso e autoritario dei più grandi strateghi e dei ricchissimi zar, spostando la scelta a loro dai soldati semplici, un vero e proprio cambio di riferimento che rende il trend sofisticato e lascia l’idea della prima linea per valorizzare le tattiche d’ingegno.

Militar ChicE’ l’era del Militar Chic dunque, con giacche seriose che si abbelliscono di preziose cinture per delineare meglio le forme del corpo e di maniche a sbuffo per addolcirne la portata, quanto basta insomma per sfrondarne la durezza e renderle adatte al dolce sesso. Si adattano anche le lunghezze delle maniche e i colli, che spesso troviamo bordati di pelliccia. In effetti è curioso accorgersi come la moda non segua fondamentalmente l’ascesa militare reale del mondo femminile di oggi, dato che sempre di più sono le donne che decidono di dedicare la propria vita ad un’arma; al contrario la passerella resta gelosamente ancorata all’idea di un mondo militare forzatamente maschile, facendo della storia il suo rifugio e continuando a trarre, seppure da ambiti diversi, i suoi spunti creativi.

Da un punto di vista psicologico del resto, il military style può vantare di un grosso apprezzamento anche per la sua capacità di mantenere intatta serietà e sobria eleganza in ogni sua forma ed adattamento. Cappotti dalle linee dritte e di colori neutri come quelli militari possono ben intiepidire gli azzardi cromatici che eventualmente nascondono, allo stesso modo l’anfibio (che non rinuncia al tacco) regala un tocco di austerità al tubino corto.

Siamo certi che anche in questa veste la nuova miliraty girl si troverà a suo agio ed otterrà grossi consensi da un pubblico attento al fashion e sensibile ai cambiamenti della moda: non potrebbe essere altrimenti, dal momento che le più grosse marche (a partire da Kenzo e D&G) stanno già ripercorrendo questa strada a testa alta, ed i risultati sono a dir poco esorbitanti!

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Dal Ferro alla Frutta, il giovane Irons sbarca a Mango

Max Irons, il nuovo volto di He by MangoChe potesse finire alla frutta il bellissimo 23enne Max Irons, rassicurato dal cognome e dalla  aitanza fisica che lo accomuna al famoso padre Jeremy, probabilmente non ci aveva mai pensato, eppure quest anno la collezione autunno-inverno della casa di moda spagnola ha scelto lui come nuovo testimonial. Ragazzino dai tratti mascolini ma delicati, occhi da gatto e fisico asciutto e tonico, al suo attivo Max ha già film di tutto rispetto, ed uno è in uscita: si tratta della prossima versione cinematografica di Dorian Gray, una pellicola della Eagle Picture che sarà in Italia a fine Novembre, per la gioia degli appassionati di Oscar Wilde e del personaggio che ha fatto storia, nel bene o nel male.

Ma, ritagliando del tempo prezioso a quello che ritiene la sua professione principale, il ragazzo ha lavorato a stretto contatto con il fotografo italiano Francesco Carrozzini (già noto per copertine di riviste maschili molto apprezzate) per proporre il nuovo catalogo di Mango.

Si chiamerà He by Mango la nuova Collezione Uomo della fashion house e sarà incentrata su tratti militari e colori naturali, elaborati insieme e riproposti con creatività ed un pizzico di severo charme.
Già il nome scelto per la collezione dice tutto: essendo connotativo di molteplici sofisticati rimandi: He è il pronome che definisce l’uomo nei paesi anglosassoni e, nel gergo metropolitano, il mondo a lui legato, ma in realtà HE non è solo questo, è anche la doppia iniziale di Homini Emerito, un uomo nella sua valenza di maschio dunque, che valorizza la sua persona con abiti sapientemente scelti tra vestibilità ed ambiente casual, un tentativo, seppur limitato alla moda, di recuperare gli spazi perduti nell’ambigua ed eterna lotta donna-uomo.

Noi ovviamente, mossi da un impeto di curiosità felina, siamo andati a dare subito una occhiata agli scatti pubblicati e non possiamo che acclamare la scelta ed il fotografo: le foto sono splendide, manco a dirlo, buona parte proposte in un teatrale bianco e nero che, se limita la resa dell’abito nella livellatura cromatica, ben rende l’espressività di Max e delle sue pose, naturali ma con stile, per non parlare di un paio di foto a colori, dove però l’abito è pensatamente proposto in una serie di tonalità di grigio, e crea un gioco di focalizzazione delle tinte sul corpo e sul viso del modello. Nel complesso comunque, è evidente la preferenza di quest’anno per i colori naturali (verdoni, terre bruciate oltre che i già citati grigi sfumati).

Quanto alla linea, grande attenzione è posta sui giubbotti, per lo più corti e imbottiti di pelliccia, con colli alti o tirati su a sottolineare lo slancio tra spalle e viso, ma non si disdegnano i più classici paltò, sapientemente rivisitati, e righe orizzontali a coprire camice di taglio regolare.
Anche i pantaloni sono per lo più di taglio classico, concepiti forse leggermente più ampi al cavallo ed alla gamba per una maggiore vestibilità ed una minore sensazione di “amidato” nella resa dei movimenti.
Tutto è comodo, pratico, e casual, pur rimanendo ricercatamente sexy.

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I G.A.S. Una vera e propria moda

Chi conduce una vita fatta di piccole attenzioni all’ambiente che lo circonda ed al risparmio, probabilmente ha già sentito parlare dei G.A.S.
I G.A.S. sono gruppi di acquisto solidale, ovvero dei gruppi omogenei di persone che, accomunate dall’identità geografica e dalla voglia di risparmiare e mettere sulla tavola qualcosa di fresco e genuino allo stesso tempo, decidono di rivolgersi direttamente alle aziende del settore per acquistare grossi quantitativi di merce che poi verrà condivisa. In questo modo , oltre alla qualità dei prodotti, sarà assicurato anche un grosso margine di risparmio perché vengono a mancare tutti i canali distributivi intermedi tra il produttore ed il consumatore.

AstorflexLa notizia interessante, non che l’attenzione per gli alimenti sani non lo sia, diventa ancora più ghiotta quando nella concezione dei G.A.S. entra anche un produttore di merce non esattamente commestibile.
Stiamo parlando di Fabio Travenzoli e Luigi Parinello, due imprenditori, hanno deciso di cominciare a produrre e vendere le loro scarpe di alta qualità unicamente attraverso i Gruppi Solidali.

Anche l’abbigliamento quindi si affaccia con un po’ di timidezza in questa nuova realtà, in un mercato molto più sensibile di un tempo alle esigenze economiche, dove i target sono assolutamente più ricettivi, è vero, ma anche molto più critici e con capacità alte di discernimento.
Succede così che un paio di scarpe, di cui resta indiscutibile la qualità, vengano vendute al prezzo di circa 40 euro, contro i 100/150 euro previsti come spesa per il consumatore finale, una volta che ogni distributore intermediario abbia guadagnato la percentuale che spetta al suo lavoro.

Questo primo tentativo dell’azienda Fanese apre le porte quindi ad una tipologia di marketing tutta nuova, che prende a piene mani dalle idee dei consumatori piuttosto che dagli uffici commerciali delle stesse realtà aziendali.

Un rischio, non c’è dubbio, ma anche un plauso di grande coraggio, oltre che di estesa sensibilità. Ed in questa sorta di “ribellione” organizzata nei confronti di chi manipola i prezzi finali, a torto o a ragione, è possibile intravedere anche imprenditori stufi di dover sottostare alle logiche di un mercato che è statico ma anche purtroppo, saturo.
A quanto pare, dopo la presentazione del progetto (che è immediatamente diventato realtà), tramite la televisione, grazie al programma “Report”, l’azienda ha ricevuto migliaia di mail con richieste di informazioni e reperibilità del prodotto anche oltre il confine pesarese, il che indica che l’idea ha ottenuto un consenso molto alto da parte dei consumatori.

Un grande contributo a questa tipologia di nuova vendita proviene ovviamente da internet, dove è sempre più facile gestire buona parte delle operazioni legate alla presentazione dei prodotti, alla raccolta degli ordini ed al loro smistamento.
Non sarà quindi strano che questo esperimento, visto il suo successo, sarà esteso via via ad altri settori legati alla moda: potrebbe essere una nuova ed innovativa soluzione di vendita, che beneficerà del passaparola più che delle costose strategie pubblicitarie tradizionali.
In un prossimo futuro potremo trovarci davanti a G.A.S. specializzati in altri prodotti di abbigliamento, in effetti la domanda, stando ai dati, esiste ed è fervente, quello che basterà sarà un altro paio di imprenditori coraggiosi.

Il Fenomeno Outletour per lo shopping pensato

Fenomeno OutletourAbbiamo già visto recentemente quanto la domanda nel campo del fashion style stia diventando più critica nei confronti delle aziende che propongono al pubblico i loro prodotti secondo lo standard di offerta tradizionale, la domanda diventa esigente e non compra quasi più solo per il marchio che l’oggetto rappresenta, ma ricerca in esso, e per esso, nuovi significati, spesso legati anche al rapporto qualità/prezzo o all’attenzione verso l’ambiente o altre tematiche etiche.

Sulla prima scia, non molto tempo fa è arrivata in Italia la moda dell’Outlet Shopping.
Il concetto di outlet fino a qualche anno fa infatti era praticamente sconosciuto nella nostra nazione, ma oggi comprende due proposte commerciali diverse, entrambe legate alla possibilità di non rinunciare alle marche prestigiose e più apprezzate.
Da un lato comprare merce in outlet significa aggiudicarsi merce qualitativamente simile alla merce regolare, in cui però è presente qualche lieve difetto di produzione, che spesso ne inficia il valore commerciale, dall’altro il significato del termine si è esteso fino a comprendere l’acquisto di capi che, pur perfette nella forma e nella resa pratica,  appartengono a vecchie collezioni o che restano invenduti ai negozi normali e diventano fondi di magazzino.
In entrambi i casi comunque i prodotti sono garantiti nella loro qualità dal marchio a cui appartengono, ed è per questo che questo tipo di realtà sta avendo sempre più successo.
Non è raro infatti riuscire ad usufruire ormai in tutta Italia di vere e proprie cittadelle dello shopping firmato outlet, e dove non sono presenti, spesso ci si può rivolgere agli spacci aziendali che praticano più o meno la stessa politica commerciale (anche se in questo caso in aggiunta c’è il risparmio dato dall’abolizione dei canali distributivi intermedi).

Oggi l’Outlet shopping viene preso ancora più sul serio, e studiato come vero e proprio canale commerciale; per questo motivo, e probabilmente anche come sforzo ulteriore per avvicinare l’offerta alla domanda, è nato OutleTour: una serie di eventi fieristici dislocati su tutto il territorio nazionale, dove sarà possibile acquistare abbigliamento, scarpe ed accessori direttamente dagli stand delle aziende o da quelli messi a disposizione per gli outlet shop a gestione privata.

La mission dell’evento è senza dubbio anche quella di abbattere i costi legati al negozio regolare ed usufruire di un più ampio spettro geografico di riferimento, oggi che internet ha allargato gli orizzonti dei negozi online, ma penalizzato la limitatezza locale di quelli fisici. Altro obbiettivo importante per le aziende la possibilità di ridimensionare la giacenza liquidandola ad un prezzo accessibile ma che resta non di perdita per il fatturato finale, evitando egregiamente quindi eventuali surplus di produzione. Il costo contenuto per partecipare all’iniziativa si somma alla grandissima visibilità quindi, ma anche ad una immediata misurabilità degli incassi prodotti.

L’Outletour partirà quest’anno il 27 Novembre a Modena, dopo aver deliziato la clientela di Cesena nel 2007 e Forlì nel 2008,  l’annuncio è del Sole 24 ore, e si prospetta una affluenza molto ampia, oltre che tendenzialmente interessata al fenomeno.

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