Archivio per maggio 2010

Cartoon, comics, anime: everywhere!

Ovunque. Li avrete già visti dappertutto. Si tratta delle immagini dei cartoon, dei fumetti, delle anime giapponesi che imperversano ovunque. Accessori, abbigliamento, nulla è stato risparmiato, sono onnipresenti. E non è una moda che coinvolge solo le più giovani, bensì un trend adottato anche dalle signore pù attempate, che con un tocco di ironia fanno un tuffo nella loro infanzia e poi ritornano. Sempre simpatiche e colorate, le stampe con le forme più varie popolano ogni giorno di più armadi e occasioni mondane.

I grandi marchi infatti hanno compreso la portata di questa risorsa e fanno a gara per acquistare i diritti per realizzare t-shirt, borse, wallets griffati con i loro brand ma arricchiti da immagini realizzate da illustratori e disegnatori famosi internazionalmente. Se prima c’era solo Disney famoso in tutto il mondo, oggi la cultura manga ha varcato i cancelli del Sol Levante per dettare legge incontrastata. Protagonisti di fumetti o di cartoni animati non fa differenza, il bello è sfoggiare universi nuovi e alternativi che rimandano a storie e intrecci che chiunque vorrebbe vivere.

Esempio più famoso di tutti per intenderci quel gattino che ormai riconosciamo dappertutto, non solo sui zainetti e i quaderni delle bambine: si tratta di Hello Kitty, così pervasivo che è divenuto quasi un’ossessione, nel bene e nel male. Il colosso della moda H&M produce tutta una serie di accessori logati con il micio, e Tokidoki, altro nome trendy di questi tempi, ha fatto sposare il proprio immaginario con quello di Kitty, unendo le due realtà visive in creazioni uniche.

L’elenco di esempi è potenzialmente infinito, e il giro di soldi alimentato da questa trovata altrettanto vasto. La carta vincente è sicuramente quella di giocare sulla fantasia, il divertissment, e il messaggio umoristico legato a questi personaggi accattivanti e esteticamente buffi da vedere. E la portabilità, anche sotto una giacca elegante, o un bel tacco con i sacri jeans, è comunque sempre assicurata, con un pizzico di malizia per giunta, da lolita intrigante.

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Ritorno agli anni 80

Se è vero, soprattutto nella moda, che ormai più nulla si crea ma che tutto si trasforma, diamo il bentornato ai mitici anni 80. Le prime a sfoderare mise revival sono state le protagoniste della musica pop, ma non solamente. Già per le strade delle grandi metropoli un’ondata di ritorno era percepibile addosso alle vesti di signorine all’avanguardia e donne dal gusto glam. Anzitutto ecco riapparire i colori fluo e gli accessori in plastica. Calze strappate o decorate ad arte, gioielli in plexiglass e magliette dai tagli irregolari, sono solo l’apice di una tendenza che ha dettato legge e che la detta per la sua forte carica sexy e la volontà di libertà.

Anche i tagli dei capelli seguono lo stesso mood. Basta bamboline college ordinate e imbellettate, ciuffi spettinati o tagli arditi sono ciò che più si adatta con uno stile disordinato ma cool. Le tinte non sono più uniformi, e ciocche di colore dall’eco punk si diffondono a macchia d’olio. Il trucco, deciso e curato, evidenzia gli occhi con eyeliner colorati e nunances fluo come quelle degli abiti.

I riferimenti sono proprio quelli dell’arte Pop, ma in una rivisitazione in chiave Punk/Rock che rende la donna estremamamente accattivante e sicura di sè. Le stesse spalline riacquistano consistenza una volta rinforzate e geometrizzate, quasi a rimarcare questa ritrovata forza, e i tacchi, inutile dirlo, sono vertiginosi e importanti. Unghie rigorosamente laccate, pantaloni ancora aderenti e lucidi, insomma, tutto quello che funziona in una serata alternativa in discoteca.

Come in ogni buona tendenza che si rispetti i must sono i particolari in evidenza: occhiali da sole onnipresenti, sticker e pins ovunque, e orologi bombati e iridescenti.

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Un classico moderno: la giacca di pelle da uomo

“Cosa mi metto?” sembra essere un interrogativo formulato solo dalle donne ma in realtà sono molti gli uomini che si pongono la fatidica domanda. Ebbene, ora che il sole non si è ancora deciso a spuntare e a riscaldare le nostre città, abbiamo ancora un po’ di tempo per affrontare la bella stagione con il look giusto, prevenendo strafalcioni di stile e ricordandoci che il buon gusto e l’equilibrio sono la regola fondamentale per un outfit giusto.

Questa volta però non mi rivolgerò alle donne, bensì agli uomini. Si pensa, spesso a torto, che l’argomento moda sembri interessare solo una piccola parte dell’universo maschile, ma la realtà è ben diversa. È sempre maggiore infatti l’attenzione che gli uomini pongono alle proposte degli stilisti e alla cura del proprio stile. Quindi questo articolo è idealmente rivolto a coloro i quali ancora non hanno le idee ben chiare su cosa è più o meno “giusto” indossare al momento.

Anche se a volte audaci ed esasperate- le proposte degli stilisti possono guidarci quantomeno nella scelta dei colori in voga e suggerici anche un’idea in più per personalizzare il nostro stile.

Per chi avesse nostalgia della giacca di pelle ma volesse scongiurare l’effetto “bullo di periferia” o “chiodo alla Fonzie”, gli stilisti propongono per la PE10 interessanti variazioni, per colori e interpretazioni, dell’intramontabile capo casual.

Dalla versione “giaccone” doppiopetto con tasche grandi proposto da Burberry a quella più classica ma tremendamente casual chic di Iceberg, o ancora dal chiodo abbottonato solo in vita di Dirk Bikkembergs, la giacca in pelle rivive in mille combinazioni diverse, strizzando l’occhio alla declinazione “capo spalla” o al classico chiodo, portando però con sé la versatilità richiesta oggi ad un capo d’abbigliamento.

Frankie Morello la fa senza bottoni, leggermente sciancrata e color cuoio, aperta su una polo bianca per un look sportivo ma curato. Ma anche in stile cavallerizzo, marrone bordeaux con revers stretti e bretelle incorporate, per l’uomo che non rinuncia a un tocco originale ed elegante anche nell’abbigliamento sportivo.

Un taglio sapiente per le giacche, e nella fattispecie per quelle di pelle, è d’importanza fondamentale, in quanto il cosiddetto “drop” (il rapporto tra larghezza del torace e punto vita) rivela subito se la giacca che indossiamo ci dona o meno. Quindi attenzione al taglio e al dettaglio, che davvero possono fare la differenza.

La giacca di pelle può essere abbinata a un look più classico, sdrammatizzandolo, ma anche ad uno più sportivo rendendolo più accattivante e ricercato. Sono chiaramente sconsigliati “match” con canottiera (l’uso di quest’ultima è da riservarsi per la spiaggia, ma solo se i bicipiti sono in forma!) e abito formale, ma qui il senso dell’equilibrio e del buon gusto dovrebbe evitare simili accostamenti.

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W les parisiennes!

Dopo essere state chiuse in cappotti e piumini pesantissimi per tutto l’inverno è arrivato il momento di rinnovare gli armadi! Nonostante la primavera non si decida ancora a fare il suo ingresso definitivo, a molte viene già la voglia di vacanza e di scoprirsi un po’ osando fin da subito con hot pants e microdress e come sempre in ogni stagione  non mancano le ispirazioni dal mondo dell’alta moda e delle ultime sfilate.

Allora non può, anzi non possono mancare nel nostro armadio tante, tantissime calze. Semplicemente indispensabili per molte donne e un fastidio per altre, sono  ritenute molto femminili dagli uomini. Semplici calzini alla caviglia, di cotone, colorati, oppure gambaletti sotto al ginocchio come una piccola lolita. Magari abbinate ad una gonna a vita altissima o a pantaloncini cortissimi. Ma la vera moda di questa primavera-estate saranno le parigine, le calze sopra al ginocchio che abbiamo visto praticamente in tutte le più famose passerelle del mondo.  Le donne apprezzano, e gli uomini non disdegnano questo ritorno alla donna un po’ bon ton dei giorni nostri.  Sì perché dopo aver rielaborato praticamente tutte le tendenze del passato, dagli anni Cinquanta, fino agli ultimi approcci revival anni Ottanta che hanno privilegiato borchie praticamente ovunque, giubbotti di pelle stile hard rock, anfibi pesanti e alquanto poco femminili, era arrivato il momento di tornare ad uno stile meno aggressivo e più chic.

Naturalmente il look da ragazza acqua e sapone deve essere sempre creato con un po’ di fantasia, abbinando colori sgargianti e fantasie floreali, cerchietti e borse a tracolla che fanno l’effetto scolaretta ma sono molto in voga. Completano il tutto  le immancabili parigine e, ovviamente, le scarpe. Chiuse, aperte, senza tacco o altissime sono le scarpe, croce e delizia femminile, a dare un tocco in più alla mise.

Un look adatto più alle giovanissime, penseranno in molte, invece con gli abbinamenti giusti si può essere eleganti anche con qualche anno in più, perché ciò che conta, come sempre è non voler esagerare.

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Oh my Clogs!

Care ragazze, pensavate che con l’avvento delle Crocs la tematica “zoccoli” fosse esaurita? Invece no, preparatevi al nuovo must have di stagione: i Clogs!

Se ad alcune la cacofonica parola evoca poco o niente, niente paura, basta pensare ai simpatici zoccoli in legno indossati in Olanda, immaginarseli in chiave fashion- ci vuole un po’ di fantasia- et voilà, la tendenza PE 10 è servita!

Dal tacco più o meno alto o con la zeppa, tallone scoperto e borchie impunturate ai lati, ce n’è per tutti i “gusti”, o almeno per le vere fashion addicted che non si fermano davanti a niente.

Da Chanel a Louis Vuitton passando per Ralph Lauren, le passerelle si sono distinte per i passi tutt’altro che leggeri! Inutile dire che la grazia nel passo, l’abilità di indossare i tacchi e una buona dose di equilibrio sono requisiti fondamentali per sfoggiare l’ultimo trend del momento.

Qualcuna di noi se lo ricorderà, negli anni 90 zeppe e Clogs avevano fatto il loro ingresso nei negozi e- disgraziatamente- anche nei nostri armadi. Possiamo essere perdonate, anche perché non avevamo più di 15 anni, le cantanti del momento erano le Spice Girls e noi probabilmente eravamo ancora incapaci di intendere cosa fosse davvero il cattivo gusto. Poi le declinazioni fashion di Karl Lagerfeld per Chanel ancora non sapevamo cosa fossero, quindi tutto sommato eravamo solo teen agers sprovvedute, senza guru da seguire nel fashion system e come “unico faro” d’ispirazione telefilm americani e girl-band di dubbio gusto. Questo, un tempo. Ma ora? Ora dovremmo avere i rudimenti per capire cosa è indossabile e cosa è bene rimanga un solco sulle passerelle, o al massimo appannaggio delle più stravaganti P.R, modelle e attrici famose. Tra le poche che può permettersi d’indossarli c’è la it-girl inglese Alexa Chung, ma addosso a lei qualunque cosa riuscirebbe a diventare “desiderabile”!

Se comunque non riuscite a rinunciare all’ultima proposta delle passerelle, evitate almeno l’effetto “disposta a tutto pur di essere fashion”, lasciando sui costosissimi scaffali delle boutique i Clogs dalle applicazioni più audaci come la proposta di Louis Vuitton in passerella: tacco a rocchetto e ciuffo frisè di peli bianchi o quelli di Karl Lagerfeld per Chanel: ricami, fiori applicati e pon pon, prediligendo invece quelli più basic, e sicuramente più cheap, di Zara: una tinta unita beige, tacco alto ma non troppo sembra essere il modo migliore per non farsi mancare nel guardaroba l’ultimo trend di stagione!

Come sempre, gli stilisti hanno il compito di liberare la propria creatività creando e suggerendo stili e modi nuovi d’indossare un capo. La domanda che resta però è se questo particolare tipo di calzature riuscirà a trovare delle vere “followers” entrando così, piano piano, nei guardaroba anche delle più reticenti o se invece rimarrà una fugace incursione fashion pronta a svanire al primo paio di decolletè con stiletto.

Come sempre, ai posteri l’ardua-e audace- sentenza: riuscirà a imporsi il buon gusto alle proposte estreme e provocatorie degli stilisti?

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Responsabilmente di moda

Può la moda, fenomeno effimero per eccellenza, farsi portatrice di valori “altri”, che vadano al di là del gusto del bello, della ricercatezza delle forme, dei tessuti, dei tagli? Può la moda, attraverso i designer per primi e i consumatori poi, legare il valore di un abito al valore “sociale” di questo? Si, può.
Da qualche tempo e sempre con maggiore impatto si sta affermando il filone della “moda responsabile”.

Dapprima considerata appannaggio dei consumatori più radical, oggi invece obiettivo dei designer più vicini al valore del rispetto dell’ambiente ed anche ai bisogni dei consumatori più attenti, la moda responsabile sta ampliando i suoi orizzonti e trovando sempre più seguito.
Quando si dice “responsabile” si parla di una moda che rispetta l’ambiente attraverso l’impiego di filati non trattati con pesticidi chimici, ma anche che rispetta il lavoro dell’uomo, garantendo giuste paghe a quei lavoratori che producono per aziende che delocalizzano le produzioni nei paesi dove la manodopera costa pochissimo.
E’ da considerarsi “responsabile” anche la moda vintage perché comprare abiti usati, ancor meglio se di stilisti importanti che hanno fatto la storia della moda, da Chanel a Versace, da Fendi a Ferragamo, permette sia di dare nuova vita a capi che altrimenti sarebbero buttati ma anche di ridurre, per quel che si può, l’impatto degli abiti provenienti dal fast fashion e quindi di una mole considerevole di tessuti di bassissima qualità, che hanno un ciclo di vita molto breve.
A favore delle grandi catene del fashion- come Zara ed H&M, ad esempio- c’è lo sviluppo di linee di magliette ed abiti in cotone organico . L’intenzione è buona, la qualità non si sa ma certamente la moda “democratica” può aiutare a veicolare il messaggio che ognuno di noi, attraverso l’acquisto può aiutare l’ambiente ed essere, sul lungo raggio, protagonista di un cambiamento auspicabile.

Ridurre responsabilmente quindi ma anche pensare che con il nostro acquisto compiamo un’azione ben precisa: scegliamo. Scegliamo da che parte stare, attraverso gli abiti, da sempre: pantaloni a zampa d’elefante e zeppe ai piedi, camicie flower power e jeans attillatissimi hanno gridato al mondo la rivoluzione sociale dei giovani degli anni 70, le Timberland e i piumini Moncler hanno immortalato la “generazione anni 80” e così via, perché la verità è che l’abito fa il monaco, eccome. E molti stilisti stanno capendo che la tendenza è “green”, che un abito in cotone naturale o in rafia, cucito con tessuti o monili africani è un arricchimento sia per il valore sociale che porta in se’ sia perché aiuta a valorizzare il “saper fare” di culture antiche e diverse dalle nostre.

Stella McCartney l’ha capito e i suoi abiti in tessuto naturale sono un esempio di come l’alta moda stia raccogliendo la sfida della responsabilità; ma anche l’italiana Ilaria Venturini Fendi, grazie alla creazione di “Carmina Campus“, progetto che crea accessori ed elementi d’arredo partendo da tessuti di scarto dando loro nuova vita, sta dando linfa e visibilità alla moda responsabile e a quel consumatore curioso, interessato e attento che facendo una passeggiata tra le vie della città eterna entra in boutique e fa una scelta di indiscutibile valore, sia per l’uomo che per l’ambiente.

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