Di grande effetto lo scorso inverno, gli stivali non hanno visto alcuna crisi neanche questa estate e nelle collezioni autunno inverno 2009-2010 tornano più forti e seducenti che mai.
Li abbiamo amati di camoscio con la pianta a punta e il tacco sottile e basso lo scorso inverno, ne siamo stati entusiasti quando li abbiamo visti aperti e leggeri dalla primavera in poi. E siamo felici ed orgogliose di ritrovarceli farciti di morbido pelouche questo autunno.
Ma perché lo stivale non passa mai di moda? Perché è sempre attuale? Apprezzato?
Probabilmente proprio perché attualmente è l’unico elemento di abbigliamento che riesce a viaggiare di stagione in stagione riproponendosi sempre uguale a se stesso eppure sempre così nuovo ed originale.
Qualcuno sostiene che l’amore spropositato del pubblico per gli stivali derivi fondamentalmente da un discorso di tipo psicologico, secondo costoro infatti gli stivali interpretano ed in qualche modo impongono l’autorevolezza di chi li indossa: basti comparare la moda di oggi con tutto il lasso storico dove lo stivale era ad unico appannaggio del sesso maschile (gli stivali per donna cominciano a diffondersi soltanto nell’800), per non parlare dell’utilizzo ancora oggi, puro o sotto forma di anfibio, dello stivale nella maggior parte delle divise istituzionali.
In ogni caso è dagli anni ‘60 che gli stilisti, con il graduale accorciamento della gonna, cominciano a sbizzarrirsi su forme colori e materiali, procedimento che trasforma gradualmente lo stivale da semplice accessorio a elementi fondamentali dell’abbigliamento.
Qualche altro, meno legato a motivazioni storiche e più propenso ad una visione prettamente “modaiola” allude alla praticità di utilizzo, almeno nei modelli con materiali impermeabili o senza tacchi vertiginosi, ed al loro potere di nascondere ed allo stesso tempo slanciare le gambe sotto le minigonne o gli shorts per esempio, o anche per le più malinconiche, per utilizzarli sotto ampie gonne lunghe, come si faceva qualche generazione fa.
Quale che sia la soluzione giusta, sempre ammesso che una esista, non c’è fine alla creatività di cui lo stivale è ancora oggi vittima illustre.
Queste scarpe vengono proposte in decine di suite diverse che le differenziano con una lunga serie di parametri e combinazioni: per lunghezza per esempio, (al polpaccio, alla caviglia, al ginocchio o oltre), o per il materiale con cui vengono fabbricati (tela, stoffa, gomma, plastica, pelle, materiali sintetici), per il tipo di pianta (a punta, arrotondata, quadrata, anche ad apertura stile sandalo), o per gli elementi ivi applicati (strass, paillette, bijoux di plastica, fibbie, corde a chiusura, stringhe o, come ha proposto Prada quest anno,addirittura con una sorta di giarrettiera da applicare alla gamba nuda), o anche per la forma e la lavorazione del tacco, ove esiste (a spillo, a zeppa, spesso si tratta di vere e proprie sculture in miniatura) e tanto tanto altro.
Insomma, non c’è limite alla fantasia.
La notizia interessante, non che l’attenzione per gli alimenti sani non lo sia, diventa ancora più ghiotta quando nella concezione dei G.A.S. entra anche un produttore di merce non esattamente commestibile.
Abbiamo già visto recentemente quanto la domanda nel campo del fashion style stia diventando più critica nei confronti delle aziende che propongono al pubblico i loro prodotti secondo lo standard di offerta tradizionale, la domanda diventa esigente e non compra quasi più solo per il marchio che l’oggetto rappresenta, ma ricerca in esso, e per esso, nuovi significati, spesso legati anche al rapporto qualità/prezzo o all’attenzione verso l’ambiente o altre tematiche etiche.