Articoli con tag moda vintage

Responsabilmente di moda

Può la moda, fenomeno effimero per eccellenza, farsi portatrice di valori “altri”, che vadano al di là del gusto del bello, della ricercatezza delle forme, dei tessuti, dei tagli? Può la moda, attraverso i designer per primi e i consumatori poi, legare il valore di un abito al valore “sociale” di questo? Si, può.
Da qualche tempo e sempre con maggiore impatto si sta affermando il filone della “moda responsabile”.

Dapprima considerata appannaggio dei consumatori più radical, oggi invece obiettivo dei designer più vicini al valore del rispetto dell’ambiente ed anche ai bisogni dei consumatori più attenti, la moda responsabile sta ampliando i suoi orizzonti e trovando sempre più seguito.
Quando si dice “responsabile” si parla di una moda che rispetta l’ambiente attraverso l’impiego di filati non trattati con pesticidi chimici, ma anche che rispetta il lavoro dell’uomo, garantendo giuste paghe a quei lavoratori che producono per aziende che delocalizzano le produzioni nei paesi dove la manodopera costa pochissimo.
E’ da considerarsi “responsabile” anche la moda vintage perché comprare abiti usati, ancor meglio se di stilisti importanti che hanno fatto la storia della moda, da Chanel a Versace, da Fendi a Ferragamo, permette sia di dare nuova vita a capi che altrimenti sarebbero buttati ma anche di ridurre, per quel che si può, l’impatto degli abiti provenienti dal fast fashion e quindi di una mole considerevole di tessuti di bassissima qualità, che hanno un ciclo di vita molto breve.
A favore delle grandi catene del fashion- come Zara ed H&M, ad esempio- c’è lo sviluppo di linee di magliette ed abiti in cotone organico . L’intenzione è buona, la qualità non si sa ma certamente la moda “democratica” può aiutare a veicolare il messaggio che ognuno di noi, attraverso l’acquisto può aiutare l’ambiente ed essere, sul lungo raggio, protagonista di un cambiamento auspicabile.

Ridurre responsabilmente quindi ma anche pensare che con il nostro acquisto compiamo un’azione ben precisa: scegliamo. Scegliamo da che parte stare, attraverso gli abiti, da sempre: pantaloni a zampa d’elefante e zeppe ai piedi, camicie flower power e jeans attillatissimi hanno gridato al mondo la rivoluzione sociale dei giovani degli anni 70, le Timberland e i piumini Moncler hanno immortalato la “generazione anni 80” e così via, perché la verità è che l’abito fa il monaco, eccome. E molti stilisti stanno capendo che la tendenza è “green”, che un abito in cotone naturale o in rafia, cucito con tessuti o monili africani è un arricchimento sia per il valore sociale che porta in se’ sia perché aiuta a valorizzare il “saper fare” di culture antiche e diverse dalle nostre.

Stella McCartney l’ha capito e i suoi abiti in tessuto naturale sono un esempio di come l’alta moda stia raccogliendo la sfida della responsabilità; ma anche l’italiana Ilaria Venturini Fendi, grazie alla creazione di “Carmina Campus“, progetto che crea accessori ed elementi d’arredo partendo da tessuti di scarto dando loro nuova vita, sta dando linfa e visibilità alla moda responsabile e a quel consumatore curioso, interessato e attento che facendo una passeggiata tra le vie della città eterna entra in boutique e fa una scelta di indiscutibile valore, sia per l’uomo che per l’ambiente.

Tags: , ,

Il vintage: perché ci piace

Fino a qualche anno fa l’acquisto di capi usati non era sicuramente un rischio per finire i soldi nel portafoglio, oggi invece quando si parla di usato si parla di vintage. E il prezzo dei capi sale. In Italia sono nati negli ultimi tempi tantissimi negozi vintage che offrono una quantità indescrivibile di capi dagli anni ‘50 in poi, di solito usati, ma anche capi a volte rimasti nei magazzini dei negozi e mai aperti. Capi colorati, di diverse stoffe, jeanseria di tutto il mondo e di tutti gli stili, poi borse, collane, foulard…

Solo che non sempre è facile trovare pezzi unici con prezzi moderati, perché ora che il vintage è diventato una moda, è aumentato il suo credito e il budget che avevamo a disposizione è automaticamente salito. Sono diventati capi esclusivi, perché magari rimasti rari o unici al mondo, soprattutto le borse griffatissime di Chanel, Gucci e Fendi, magari realizzazioni di una stagione in edizioni limitate che adesso non si trovano più nei negozi, ma che hanno uno charme tutto particolare. Ti riporta veramente indietro nel tempo, sembra di essere entrati nei panni di Jacqueline Kennedy. In effetti c’è anche da dire però che non per tutti il vintage ha il valore che indica il prezzo, perché molti ancora, in fondo anche giustamente, piuttosto che spendere tanti soldi, per una borsa usata, preferiscono spenderne di più per una nuova. Non c’è da biasimare nessuno per questo.

Se poi pensiamo alla sfilate che da un po’ di anni gli stilisti ci propongono viene subito in mente il ritorno a tempi passati, dalla moda ispirata ai mitici anni ’80, a quella di qualche anno fa che riproponeva stili e abiti degli anni ’60. Una rivisitazione, s’intende, ma che lasciava tornare all’uso di stoffe e vestiti passati di moda, come i fuseaux strettissimi e le giacche con gli spallini degli anni ‘80 oppure i famosi pantaloni a zampa d’elefante che coprivano persino le scarpe mascherando zeppe e tacchi vertiginosi per le più piccoline, abbinati magari a maglie cortissime che scoprivano l’ombelico. Ma si potrebbe andare avanti all’infinito.

Molti accusano i maggiori stilist di aver perso la fantasia e la voglia di creare cose nuove, loro rispondono che la moda è tutto un circolo che si ripete e quindi tutto passa, ma prima o poi tutto ritorna. Il punto è che oggi per essere veramente originali bisogna proporre cose eccessive, estreme,come i tacchi anche di 20 centimetri che abbiamo visto nelle ultime passerelle o le creazioni artistiche di Galliano, sempre trasgressivo e colorato. Ad ogni modo lo stile classico resta sempre, i tagli sartoriali di Armani o gli abiti magnifici di Valentino, quelli resteranno per sempre. Poi per il resto c’è da aspettare qualche anno, magari rivedremo un pezzo che avevamo tanto desiderato e che non avevamo potuto comprare nel negozio vintage all’angolo. Le occasioni capitano a volte, perché non approfittarne?

Tags: , ,