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Tendenzialmente…”opposti”

Facciamo parte di un mondo “global”, ormai siamo anche stufi di sentircelo dire: ciò che va di moda a New York ha lo stesso identico successo in Cina; la moda presentata alle ultime collezioni la ritroveremo per le strade di Milano, di Parigi e di  Shangai, senza differenze.
Un po’ spaventa il fatto che le diversità, caratteristica di attrattiva e curiosità, vada persa,  l’omologazione spinga a volersi confondere senza differenza tra Stati e addirittura Continenti, ma era un passaggio inevitabile da passare, con la tecnologia che avanza e che accorcia sempre di più le distanze tra paesi e soprattutto popoli.

E allora come si spiega che nello stesso stato, cambiando solo città siano evidenti tendenze e mode diverse tra loro?
Proviamo a fare un tour virtuale, in cui sarò il vostro Virgilio!
Si parte da Milano: città fashion per eccellenza, è qui che risiede il vero quadrilatero della moda, sia per l’Italia che per l’Europa. Via Montenapoleone ore 08.00: tacco 15, gambe scoperte e abbronzate, micro vestitini in stile bon-ton, si alternano a tailleur dal taglio maschile portati a  contrasto con accessori dal gusto femminile: bracciali importanti, borse con pietre applicate e decollete con zeppe e plateau. Su tutte svettano capelli raccolti in perfetti chignon e occhialoni da sole anni ’60.
L’uomo è elegante con dettagli sportivi, il pantalone è a sigaretta in toni chiari, la camicia è d’obbligo con le iniziali (assolutamente out ricamarle sul colletto!) e la giacca in tessuto hi-tech smorza i toni e le intenzioni. Il mocassino in colori scuri è il preferito della stagione primavera-estate.

Spostandoci in zone anche meno “impegnative” cambia il target, ma non la storia: jeans attillati e con particolari vintage per le ragazze e capelli lunghi e jeans dall’orlo strettissimo per i maschietti.
L’accessorio fondamentale per entrambi i sessi sono gli occhiali: Ray-Ban, Gucci, modelli  dalle forme un po’ retro, fondamentale che siano di marca.

Tendenze sempre seguite fino al dettaglio, dove dopo una stagione l’armadio è completamente da rinnovare. Personaggi che sembrano appena usciti dalle riviste di moda. Un po’ troppo.

Riprendiamo il nostro viaggio e iniziamo a percorrere il centro del nostro Bel paese: ed ecco Firenze, luogo che trasuda arte ed eleganza che si riflette anche su le persone che tutti i giorni percorrono  via Torna buoni, vetrina dei marchi più prestigiosi. Denim total white, con mocassini  molto femminili per lei, che si sposta nel piccolo centro della città con la bicicletta.
Camicie di lino dai colori chiari per lui, per risultare sempre elegante e sopportare l’asfissiante calura estiva di Firenze.
Anche i teen-ager mescolano pezzi tra di loro: magliette attillate anche per i boys ma con sneackers colorate e maschili; hot-pants e ballerine per le ragazze, con la borsa Chanel con tracolla a catena rubata dal guardaroba della mamma.

L’insieme risulta elegante a mai volgare, ma forse non si osa abbastanza.

Ed eccoci a Roma. Capitale e Caput Mundi per i suoi abitanti: qui è facile incontare la vera fashion victim che fa shopping in via del Babuino, elegante e raffinata, in compagni del figlio che si presenta con occhiali dalle lenti esasperate, e che del logo ha fatto una scelta di vita (capeggia su maglia, pantalone, cintura e scarpe).

L’eccesso, peculiarità romana, si riflette anche nel modo di abbigliarsi che rafforza l’unicità di questo popolo.

A cosa è servito questo viaggio? A farvi rendere conto che anche se i media e i canali di comunicazione, portano ad una globalizzazione mondiale, la realtà-e il bello permettetelo di dirlo- è che le caratteristiche ambientali e sociali fanno ancora la differenza. Almeno per un po’!

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Il ritorno della zeppa

Timidamente già presente l’anno scorso ai piedi delle più audaci, quest’anno le cosi dette zeppe in sughero, rubano “la scena” a qualsiasi altro tipo calzatura. La loro versatilità, convince anche le acquirenti più scettiche, perché le forme, i materiali e i colori utilizzati sono davvero tanti. Già note negli anni Trenta, la zeppa aveva fatto furore ai piedi dell’attrice Carmen Miranda, che li utilizzava per slanciare l’esile figura. Proposte con la suola in sughero o di legno, il periodo bellico vide la loro maggiore diffusione, ma nel dopoguerra il New-look impose nuove tendenze, dobbiamo quindi aspettare la fine degli anni Sessanta per rivedere gli zatteroni tornare di moda.

Rilanciati da Roger Viver e Vivienne Westwood, ebbero il loro boom negli anni Settanta, periodo dove la moda proposta vedeva “l’esasperazione” di pantaloni a zampa d’elefante e gonnelloni a stampe che supportati da zeppe alte fino ai 15 cm, slanciavano le figure sie maschili che femminili. Già, perché la sostanziale differenza rispetto ai decenni precedenti, vede l’utilizzo degli zatteroni anche da parte degli uomini; Elton John e David Bowie su tutti, ma chi non ha impresso nella mente il gruppo dei Cugini di Campagna che “ostinatamente” ci propongono zeppe e zatteroni ancora oggi?

Nel corso dei decenni, queste calzature hanno subito modifiche e trasformazioni, adattandosi alle mode del periodo. Negli anni Novanta per esempio, con l’uscita del film “Evita”, Madonna ripropone la classica scarpa con zeppa degli anni Trenta e Quaranta e in concomitanza il gruppo inglese delle Spice Girls indossa le sneakers con zeppa adatte ad un pubblico di giovanissime.

Il plateau ovvero la forma pari della zeppa, aiuta le meno fortunate in altezza e allo stesso tempo non ha la scomodità del classico stiletto che costringe il piede in posizioni poco naturali.

Le proposte per l‘estate 2010 sono davvero molteplici e accattivanti: si va dalla semplice zeppa in sughero con lacci in pelle e in vernice, a modelli più ricercati con ricami e inserimento di strass e perline a forme più eleganti con pietre e Swarovsky che regalano al piede un tocco di importanza e unicità.

Questo tipo di calzatura, ha influenzato anche l’abbigliamento, ecco quindi il ritorno del jeans a campana e di abiti gipsy dalle stampe floreali accese, che ben si coniugano con modelli di scarpa alti e imponenti.

Il vintage ci ripropone vecchi modelli delle mamme, ora indossate anche dalle figlie, finalmente quindi una scarpa che mette d’accordo proprio tutte e non scontenta nessuna!

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La swapping mania

Saranno i tempi di crisi ormai sulla bocca di tutti, sarà che i saldi sono praticamente finiti, ma l’amore, le tendenze più strane, più vintage, più pazze per la moda, quelle restano, non c’è dubbio. La voglia di farsi notare, specialmente tra le donne non è una novità. Talvolta (spesso) si invidiano, per una borsa o un paio di peep-toe all’ultimo grido. Fatto sta che non sempre si può spendere e spandere, vuoi per una questione morale, vuoi solo perchè il portafoglio è quasi vuoto a fine mese.

Ed è per questo che da un po’ di mesi a questa parte in Italia, da qualcuno in più negli States e in Inghilterra, dove è nato il fenomeno, c’è una nuova tendenza, meno costosa, più colorata e molto molto particolare: lo swapping. Il termine viene ripreso dall’ambiente della finanza, ma con essa c’entra ben poco. Sì perchè in origine si intende uno scambio di flussi di cassa tra due controparti. E in effetti, lo swapping è proprio uno scambio tra due controparti, sì ma in questo caso è un vero e proprio baratto, di scarpe, maglie, cappotti, borse, cinture e chi più ne ha più ne scambi.

Probabilmente sarà solo una moda momentanea, forse è la tendenza a liberarsi delle proprie cose, spesso e volentieri troppe, tanto da non entrare più nell’armadio. O, più probabilmente il tutto è dovuto proprio a questa crisi, della quale si parla tanto, ma che in pratica non ha in alcun modo contribuito ad abbassare i prezzi. Anzi si può rimanere stupefatti sulle molte, moltissime cose che rincarano continuamente, benzina, autostrade (2,4% in più), trasporti, e i prodotti alimentari. Tanti commercianti nel 2009 però si sono purtroppo trovati costretti a concludere le loro attività. Quasi 20000 hanno chiuso i battenti, più al nord Italia, molti bar e ristoranti o i negozi “storici” e artigiani.

Lo swapping tende a diventare perciò un’occasione di incontro senza metter mano al portafoglio, che finisce col diventare un aperitivo, o meglio un vero party. Spesso sono fatti tra amiche o conoscenti, a casa di qualcuno. Si portano le proprie cose, quelle che ormai sono “passate”, si beve un caffè, si mangia qualcosa, e poi…via allo swap! Il tutto senza spendere niente, ma rinnovando un po’ il look e lo stile. Molto vintage come idea, solo più nella cerchia di pochi, e quindi appunto tra amici. Ma non mancano neanche luoghi più grandi ,reali negozi, con personale e tutto quanto, che nascono come funghi in tutta Italia. Il criterio è molto simile ai classici negozi vintage, dove si portano i capi usati, non quelli sulla via della pattumiera però, cui viene dato un valore, e poi vengono ovviamente lavati e messi a disposizione, per essere swappati.
Il fenomeno arriva anche sulla rete, dove tutto è a portata di click e con una scelta maggiore, con un’attenzione maggiore alla fregatura, sempre vicina purtroppo.

Nascono dunque, in modo inevitabile c’è da dire a questo punto, perchè ormai si può veramente scrivere tutto su qualsiasi argomento. I consigli in primo piano, le tendenze, le città più aggiornate, tutto in relazione allo swap. Che sia una moda divertente è indubbio, che sia economicamente sostenibile anche, ma la generosità per chi ne ha bisogno un po’ più di noi, ogni tanto sarebbe ben accetta. Si rimarrebbe con qualche spazio in più nell’armadio, ma con un peso in meno, forse.

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